08-11-2016 |

Vesta al Festival Internazionale a Ferrara 2016

Sabato 01/10 ore 14 alla Biblioteca Ariostea di Ferrara si parla di Vesta nell'incontro "Che piacere avervi qui".

Nel 2015 l’arrivo di un milione di profughi e migranti, molti dei quali costretti alla fuga per l’intensificazione della guerra in Siria, ha messo in crisi i paesi europei. Molti hanno scelto di chiudere le frontiere e costruire dei muri che mettono a rischio l’idea stessa di Europa. Eppure l’accoglienza e l’integrazione sono, oltre che necessarie, possibili. Lo dimostrano quattro esempi di cui si parlerà durante il festival di Internazionale a Ferrara, il 1 ottobre alle 14 presso la biblioteca Ariostea.

La cooperativa Camelot presenterà Vesta, un progetto attivo a Bologna e Ferrara grazie al quale le famiglie e i singoli cittadini possono dare ospitalità ai rifugiati nelle proprie case. Vesta raccoglie online le candidature delle famiglie e gestisce e monitora tutte le fasi dell’accoglienza, dal punto di vista legale, psicologico e burocratico.

L’Unione italiana sport per tutti (Uisp), che promuove lo sport come potente strumento d’integrazione senza distinzione di età, sesso, abilità, motivazioni e cittadinanza, ha invece organizzato i Mondiali antirazzisti: 184 squadre, 50 nazionalità, oltre cinquemila persone che si sfidano per sconfiggere ogni pregiudizio.

Infine l’università di Ferrara presenterà la sua esperienza di accoglienza che s’intreccia con quella, che sarà raccontata in prima persona, di una giovane profuga siriana. L’ateneo ha infatti deciso di assegnare una borsa di studio a un rifugiato, consentendogli di portare avanti gli studi che ha dovuto lasciare. La scelta è caduta su una giovane di Homs arrivata in Italia grazie ai corridoi umanitari organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla chiesa Valdese: il progetto consente di arrivare legalmente in Italia a chi ha diritto alla protezione internazionale, senza ricorrere ai trafficanti di esseri umani e rischiare di morire nel viaggio. Sono già 300 i rifugiati arrivati in questo modo in Italia e la speranza è che il metodo, sostenuto da organizzazioni, famiglie e singoli individui, si replichi in altri paesi evitando delle morti inutili e offrendo ai profughi una nuova opportunità.

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